Articoli di Medicina Sportiva

OSSIGENO-OZONOTERAPIA

Introduzione: breve storia dell’ossigeno-ozonoterapia

L'ossigeno-ozonoterapia (OO) è una pratica medica che, iniziata negli anni '90 negli U. S. A., ha riscosso un interesse sempre crescente, soprattutto per molte condizioni patologiche dove le terapie convenzionali non hanno dato i risultati sperati o comunque in quei casi dove in cui il paziente presenta intolleranza o allergia ai farmaci che dovrebbe utilizzare per curare la propria condizione patologica. L'OO è stata inizialmente osteggiata per un preconcetto scetticismo di chi non voleva accettarne gli indubbi benefici dati al paziente ma oggi è accettata come terapia riconosciuta dalla medicina convenzionale in particolare dopo la nascita di varie comunità scientifiche internazionali che hanno prodotto studi che ne comprovano l'efficacia dimostrata non solo sul piano clinico ma anche radiologico mediante TAC e RMN effettuate prima e dopo l'inoculazione di OO. Per alcune condizioni patologiche, in particolare per le discopatie cervicali e lombari, l'efficacia dell'OO è stata riconosciuta al punto che è effettuabile nella regione Lombardia anche in convenzione con il S. S. N.. Inoltre, dopo che nel 2001 ne fu perfino impedito l'effettuazione con una discutibile circolare ministeriale abrogata poi da successiva sentenza del T. A. R. del Lazio del 2003, è oggi una terapia a cui si può accedere in totale sicurezza anche in un normale ambulatorio adeguatamente attrezzato senza la necessità di recarsi in una struttura ospedaliera. Inoltre recenti studi hanno esteso il campo di applicazione dell'OO non più solo alle patologie muscolo scheletriche ma anche a ad altri campi in particolare grazie alla pratica dell'autoemoterapia in particolare nelle maculopatie retiniche senili, nella scelrosi multipla, nelle ulcere cutanee, e nella fibromialgia.

 

CARATTERISTICHE MOLECOLARI DELL’OZONO

L'ozono (O3) è una forma allotropica dell'ossigeno (O2) e si presenta a temperatura ambiente in forma di gas incolore con un caratteristico odore acre e pungente da cui deriva il nome (dal greco z = emano odore). A concentrazioni superiori al 20% può dare fenomeni di autocombustione. E' un gas fortemente instabile. La molecola dell'ozono è costituita da tre atomi di ossigeno ed ha un peso molecolare di 48,00 dalton; presenta due caratteristici picchi di assorbimento, uno a 253,7 nm e l'altro a 600 nm che possono essere utilizzati per misurare la concentrazione di ozono mediante l'uso del fotometro; la misurazione della concentrazione dell'ozono prodotto da un generatore è un fattore di importanza fondamentale in campo medico in quanto una concentrazione troppo alta o troppo bassa rispetto al necessario può provocare l'inefficacia o la comparsa di inutili rischi per la salute del paziente. Essendo l'ozono un gas fortemente instabile, per essere utilizzato in medicina alle giuste dosi questo deve essere prodotto al momento dell'uso e non può essere né conservato né trasportato. Questo limite impone che ogni ambulatorio medico adibito all'ozonoterapia deve essere dotato di un generatore di ozono medicale, anche perché dal prelievo della miscela dal generatore alla somministrazione della stessa al paziente non devono passare che poche decine di secondi. L'ozono è un forte agente ossidante, capace di reagire con sostanze organiche dotate di doppio legame (insature). L'ozono agisce a livello del doppio legame formando un ozonide primario che, essendo fortemente instabile, si degrada dando origine ad un carbonile ed allo zwitterion. Quest'ultimo, in presenza di acqua e sostanze reattive, forma perossidi (come avviene negli esseri viventi).

 

EFFETTO SUI MICRORGANISMI DELL’O3

Uno dei numerosi pregi dell'O3 è il fatto di essere il più potente antimicrobico presente in natura tanto da avere numerose applicazioni anche industriali proprio per la capacità disinfettante che questa molecola ha verso virus, batteri e miceti. L'O3, grazie al suo grande potere ossidativo, è in grado di rompere i grossi componenti macromolecolari che sono alla base dell'integrità vitale di cellule batteriche, funghi, protozoi e virus. Questa sua potente azione disinfettante ad ampio spettro d'azione viene utilizzata sia nella disinfezione delle acque, per la potabilizzazione, che nel trattamento delle acque reflue. Molti studi hanno inoltre dimostrato che l'ozono è più efficace del cloro nell'eliminazione dei virus che trovano grande vitalità nelle acque potabili (come ad esempio il virus EBOLA) ed è largamente usato anche nell'igienizzazione delle piscine in quanto comporta un risparmio dell'80% del Cl necessario per garantire un'adeguata disinfezione e inoltre rende l'acqua più cristallina in quanto riduce la concentrazione dei trialometani. L'ozono è anche impiegato per la neutralizzazione dei gas di scarico industriali contenenti solfati che sono molti sensibili all'ozono.
Altre applicazioni industriali dell'ozono sono nell'ambito dell' idrocultura, della ceramica, della microbiologia, nell'ossidazione dei materiali organici di sintesi, nella farmacia, nella raffinazione dello zucchero e della carta come decolorante nella disinfestazione di recipienti in vetro. Per queste caratteristiche il vantaggio dell'O3 in medicina è che non esiste possibilità di provocare infezioni (in particolare da saprofiti) inoculandolo anche nelle articolazioni a differenza di altri farmaci come ad esempio il cortisone che non hanno effetto disinfettante ma anzi provoca esso stesso infezioni da batteri opportunisti in quanto provoca immunodepressione locale.

 

UTILIZZO DELL’O3 IN MEDICINA E I GENERATORI DI O3

L'O3 in medicina, come qualsiasi sostanza medicale, va utilizzata delle modalità ben definite, in certi range di concentrazione di utilizzo (tra 1 e 100 g/ml) e in determinate metodiche di somministrazione. Come già anticipato a causa dell'elevata instabilità deve essere inoculato poco dopo la preparazione ottenuta col generatore di O3.
In medicina l'ozono è utilizzato in forma di miscela O2/O3 definita ozono medicale, le cui concentrazioni di ozono sono circa 40 volte inferiori rispetto a quelle utilizzate in campo industriale.
Il tipico generatore di ozono medicale utilizza un flusso di O2 puro sottoposto ad una differenza di voltaggio tra i 5.000 e i 15.000 volt. Questa alta tensione viene spesa per scindere la molecola di O2 sempre presenti in eccesso formando le molecole di ozono (O3) che comunque non rappresentano più del 3% nella miscela di ozono medicale. L'O2 che entra nel generatore deve avere una purezza superiore al 99,5% in quanto nell'aria che ambiente si hanno concentrazione di azoto (N2) di circa il 78% quindi nel generatore si formerebbero ossidi di azoto (NO, NO2) altamente tossici e quindi una miscela non utilizzabile a scopi medici. Invece attingendo l'O2 da un'apposita bombola la miscela di O2-O3 viene smistata verso una valvola a due uscite. Un'uscita è accessibile all'operatore per prelevare con una siringa la miscela e l'altra è indirizzata verso un distruttore catalitico di O3 (costituito da ossidi di palladio, nichel e manganese) che ha la funzione di distruggere l'ozono che progressivamente si forma ma non viene utilizzato.

 

La certezza di prelevare O3 alla concentrazione desiderata è garantita dal fotometro che misura in tempo reale il quantità di O3 in g/ml. I vecchi generatori avevano il limiti di non riuscire a tenere costanti le concentrazioni di O3 prodotte e anche i fotometri erano più imprecisi. I generatori di ultimo modello hanno risolto questi inconvenienti e sono in grado di produrre l'O3 alle concentrazioni desiderate con un margine di errore trascurabile tant'è vero che oggi ogni apparecchio per OO ha la certificazione anche del fotometro.

Gli apparecchi per OO di ultima generazione sono dotati generalmente di:

  1. Check-Valve (da cambiare settimanalmente) per il prelievo di O3 che la funzione di evitare la contaminazione con altri gas e di evitare che la siringa venga a contatto con germi patogeni grazie al filtro antibatterico;

  2. Valvola di regolazione del flusso di O2 dalla bombola;

  3. Tasti che attivano programmi pre-impostati per produrre concentrazioni di O3 adeguate all’uso che se ne vuole fare;

  4. Display che mostra la concentrazione di O3 in tempo reale;

  5. Manometro.

 

USI TERAPEUTICI DELL'OO

L'uso dell'O3 in medicina è dettato dal fatto questa molecola è in grado di produrre effetti sul metabolismo ed effetti biologici.

 

EFFETTI DELL'O3 SUL METABOLISMO

  • accelerazione dell'utilizzo del glucosio da parte delle cellule che vengono a contatto con l'O3per aumentata glicosi con conseguente aumento della disponibilità di ATP nei tessuti, soprattutto quello nervoso;

  • intervento nel metabolismo delle proteine per la sua affinità con i gruppi sulfidrilici,reagendo così con gli amminoacidi essenziali come la metionina e il triptofano e con la cisteina che contiene zolfo;

  • reazione diretta con gli acidi grassi insaturi che vengono trasformati in composti idrosolubili (effetto fondamentale nell'azione lipolitica evidente nelle lipodistrofie).

 

EFFETTI BIOLOGICI DELL'O3

  • nell'applicazione topica si ha disinfezione e azione diretta trofica (effetto fondamentale sulle ulcere diabetiche e da ustione);

  • per la formazione di perossidi si ha un effetto antibatterico ed antivirale sistematico. Il meccanismo antisettico è simile a quello che l'organismo utilizza abitualmente con la formazione, da parte dei leucociti adibiti alla fagocitosi batterica, di una molecola a proprietà antiossidante, simile a quella dell'O3, cioè H2O2 (perossido d'idrogeno). L'effetto germicidia dell'ozono dipende soprattutto dalla presenza di acqua e dalle basse temperature. Inoltre ha una grossa capacità di inattivare i virus (azione virustatica) rendendoli incapaci di aderire con i recettori cellulari sulla cellula bersaglio e quindi di replicarsi. L'O3 ha un'azione battericida diretta in particolare nei confronti dei batteri Gram +;

  • a livello dei globuli rossi si ha un aumento della loro deformabilità riducendo la viscosità ematica globale ( ) ed aumento del 2,3-difosfoglicerato (responsabile della cessione di O2 da parte dell'emoglobina ai tessuti) che ha, come fine ultimo, un netto miglioramento dei trasporto di O2 (oxygen delivery) e quindi un'azione reologica.

 

INDICAZIONI ALL’OO

Tra le numerose patologie che si possono giovare dell'uso dell'ozono medicale citiamo: 

  • Patologie da carente apporto di ossigeno, come nei problemi di circolazione arteriosa (es. arteriosclerosi) o venosa (es. ulcere flebostatiche), ulcere da decubito dove, all'azione trofica e di riepitelizzazione della autoemoterapia maggiore, si associa l'uso dei sacchetti che hanno effetto topico disinfettante.
    Maculopatia diabetica
    Maculopatia ischemica
    Maculopatia retinica degenerativa senile;

  • Malattie croniche. L'autoemoterapia maggiore trova indicazione nei pazienti defedati perchè affetti da malattie croniche (broncopneumopatie ostruttive, diabete, ecc.) oppure perchè di età avanzata;

  • Malattie tumorali (es. plasmacitoma anche se complicata da amiloidosi). La presenza di un tumore in atto può costituire una controindicazione;

  • Malattie degenerative. Ultimamente si sta utilizzando l'OO per alcuni tipi di malattie di tipo degenerativo su base immunitaria (es. artrite reumatoide) oppure da cause tuttora da definire come la sclerosi a placche o la sclerosi laterale amiotrofica, che sembra avere una base fisiopatologica di origine mitocondriale (con la RMN sono state più volte dimostrate riduzioni delle placche sclerotiche dopo ciclo di OO). In questi ultimi casi ho associato all'ozonoterapia anche farmaci intropi del sistema nervoso centrale, arrivando nella maggioranza dei casi a fermare il progredire della malattia e a consentire una notevole remissione della sintomatologia in questi pazienti;

  • Decorso post-operatorio. L'uso della autoemoterapia maggiore ha ridotto del 40% i giorni di convalescenza dopo interventi altamente demolitivo;

  • Lesioni della pelle: piaghe da decubito, ustioni e gangrene diabetiche, Ulcus cruris, funghi e parassitosi;

  • Malattie su base autoimmunitaria: tiroidite di Hashimoto, Lupus eritematoso sistemico, eritema nodoso, malattie virali su base autoimmunitaria (epatiti A, B, C), Aids, immuno deficienze su base ignota, Herpes zooster e simplex.

  • Stati patogeni dell'osso: osteoporosi, osteogenesi imperfecta di tipo I, II, III e IV;

  • Malattie dell'intestino: proctiti, coliti, rettocolite ulcerosa, fistola anale;

  • Malattie gastriche: gastriti da Elicobacter pilori, esofagiti;

  • Malattie del sistema scheletrico. Al primo posto ci sono le ernie e le protrusioni  discali, che possono essere disidratate e quindi rientrare in sede con puntureintramuscolari paravertebrali eliminando così la causa del dolore. Le ernie possono  essere a livello cervicale, toracico, lombarte e possono essere singole o multiple. Il  soggetto già dopo pochissime sedute ha la scomparsa del dolore e può riprendere la propria normale attività lavorativa. Le coxo-artrosi e le gonartrosi possono essere curate con infiltrazioni articolari di ossigeno-ozono abbinate alla somministrazione di acido ialuronico.

 

CONTROINDICAZIONI ALL’OO

L’O3 non è un farmaco e quindi in realtà non sono presenti controindicazioni specifiche se non:

  1. lo stato di gravidanza accertato o sospetto;

  2. lo stato defedato del paziente per presenza di grave cardiomiopatia, broncopneumopatia, nefropatia, epatopatia solo per prudenza anche perché alcuni recenti studi hanno dimostrato che anzi l’OO può ridurre gli scompensi dati da queste condizioni;

  3. l’ipertiroidismo;

  4. il favismo per il rischio di emolisi indotta dall’O3 somministrato con la grande autoemoterapia (GAET);

  5. la presenza nota di tumore in atto se si pratica la GAET in quanto paradossalmente un sangue ozonato potrebbe favorire la crescita della neoplasia.

  6.  

EFFETTI COLLATERALI DELL’OO

Bisogna distinguere fra complicanze relative alla tecnica di somministrazione e a effetti diretti dovuti alla somministrazione di O3.

  1. Effetti indesiderati dell’O3 : L’O3 non è un farmaco e come tale non provoca effetti collaterali, in particolare di natura allergica e interazioni con altri farmaci. La somministrazione di ozono viene in genere ben tollerata dal paziente che talora può avvertire una sensazione di pesantezza e/o di lieve dolore urente anche se questo generalmente accade quando si usano dosi eccessive di. Tale fastidio è comunque di breve durata e a risoluzione spontanea . Solo in casi eccezionali , lo stimolo doloroso indotto dalla puntura dell’ago può indurre una crisi vagale (bradicardia, calo presso rio e sudorazione) che per il carattere transitorio il più delle volte non necessita di alcun intervento farmacologico. Peraltro tale effetto indesiderato è generalmente legato a una scorretta introduzione dell’ago o all’eccessivo quantitativo o inadeguata concentrazione dell’O3 utilizzato. Sono stati descritti alcuni isolati casi di embolia polmonare e/o cerebrale dovuti all’utilizzo di OO. In realtà va specificato che l’O2 così come l’O3 NON CAUSANO EMBOLI in quanto il sangue è anzi avido di O2 e O3. I casi di embolia giunti anche alle cronache giornalistiche sono dovuti al fatto che gli apparecchi utilizzati erano di scarsa qualità e l’O3 non era stato iniettato in tempi adeguati tanto che nel paziente non era stato iniettato O3 ma aria contenente azoto (N), il quale può invece causare embolia. Questi effetti collaterali non sono quindi dovuti all’O3 in sé ma solo ad un suo inadeguato utilizzo. Qualora si debbano usare grandi quantitativi di O3 (ad esempio nelle lipodistrofie) è utile a scopo precauzionale sottoporre la paziente ad ecocardiogramma per valutare la presenza di aneurismi del setto interatriale che spesso si associano a forame ovale pervio (PFO) il quale a sua volta può essere causa di embolia.

  2. Complicanze relative alla tecnica: sono perlopiù dovute all’azione traumatica dell’ago sulle strutture anatomiche incontrate durante il suo avanzamento. Esse possono consistere in ematomi (puntura di un vaso sanguineo), dolore o parestesie con distribuzione radicolare all’arto inferiore (per contatto accidentale dell’ago con la radice nervosa) e discite (infiammazione del disco intervertebrale, nel caso della tecnica intradiscale). Anche in questo caso le complicanze sono dovute all’errata tecnica utilizzata e pertanto un ozono terapeuta esperto non dovrebbe incappare in questo tipo di errori e nelle loro conseguenze. Sono stati descritti in letteratura isolati casi di espulsione del disco nel canale vertebrale utilizzando tecniche TAC guidate. Anche in questo caso va specificato che se ci si attiene ai protocolli non c’è il benché minimo rischio di avere complicanze del genere che si verificano solo se i quantitativi di O3 sono eccessivi. E pertanto si ribadisce che l’O3 è una tecnica assolutamente sicura se praticata da medici esperti e con apparecchi di qualità e di nuova generazione che assicurino un adeguato controllo sulla concentrazione di O3 utilizzato.

  3.  

LE TECNICHE DI SOMMINISTRAZIONE DELL’OO

  1. Autoemoterapia: consiste nel prelievo di pochi cc di sangue dal pz. (10 cc) che vengono ozonati e poi reinfusi mediante iniezione intramuscolo se si utilizza la piccola emoterapia (PAET) (oggi poco utilizzata per la sua scarsa efficacia) o nel prelievo di maggiori quantità di sangue (200-300 cc) che vengono poi reinfuse mediante gocciolamento se usa la GAET. Apparecchi ormai vetusti utilizzano ancora le sacche mentre quelli più moderni utilizzano bocce di vetro che contengono già citrato che evita la coagulazione del sangue prelevato e non necessitano di bilancino che tiene mobilizzato il sangue. Questa metodica trova largo utilizzo nelle malattie autoimmuni, nelle maculopatie e nelle emopatie

  2. Sacchetti ozonati: questa metodica è applicata principalmente nelle ulcere cutanee e consiste nell’isolare la parte da trattare con un sacchetto sterile all’interno del quale viene introdotto l’ozono

  3. Acqua ozonata: consiste nella produzione di acqua trattata con appositi apparecchi che la arricchiscono di O3 per poterla poi bere in bottiglie che però devono essere tenute a basse temperature. Questa metodica è particolarmente utilizzata per malattie dell’apparato digerente quali gastriti, retto colite ulcerosa e morbo di Crohn.

  4. Olio ozonato: viene prodotto con una metodica simile a quella dell’acqua e viene applicato in creme e gel per problematiche cutanee sia di tipo infettivo che ulcerativo

  5. Insufflazioni rettali: l’ozono viene introdotto per via rettale mediante apposito insufflatore. E’ la metodica di elezione nel trattamento della retto colite ulcerosa ma potrebbe in futuro sostituire l’autoemoterapia grazie alla ricca vascolarizzazione del plesso emorroidario.

  6. Trattamento delle Lipodistrofie: Si usano aghi da mesoterapia 4 mm 27 G e si iniettano 200 ml da distribuire sull’arto inferiore facendo pomfi da 1-1,5 ml. Generalmente viene praticato anche un massaggio drenante successivamente al trattamento. Si effettuano 10 – 12 sedute in sei settimane mediamente per avere dei risultati concreti.

  7. Trattamento delle teleangectasie: Si usano anche in questo caso aghi da mesoterapia da 4 mm 22 7 G che vanno usati sul decorso del vaso che va incannulato. Si usano 5 ml a seduta. Mediamente sono sufficienti 1-2 sedute per area da trattare a 60 mg/ml. E’ utile utilizzare fascia contenitiva elastica dopo il trattamento per almeno 48 h.

  8. Infiltrazione intra-articolare: vanno utilizzati aghi e quantitativi diversi a seconda dell’articolazione da trattare che va prima disinfettata con soluzione iodata e alcol. Il numero di sedute e la concentrazione di O3 va adattato alla patologia da trattare. Mediamente 4-5 sedute con 5-10 ml di O3 a 12-16 mg/ml sono sufficienti.

  • Spalla: l’accesso posteriore è da preferire per la facilità di trovare i punti di repere senza che peraltro s’incontrino strutture danneggiabili. Si usa una siringa da 5 ml e ago da 4 cm 23 G

  • Ginocchio: l’accesso anteriore è preferibile rispetto agli altri per la maggiore facilità di esecuzione anche in stati di osteoartrosi avanzata avendo però cura di non danneggiare i menischi. Si usa una siringa da 5 ml e ago da 4 cm 23 G.

  • Anca: l’accesso trocanterico è più semplice e non comporta rischi per il paziente anche se c’è il rischio di non entrare nell’articolazione. Questo fatto non comporta rischi per il paziente ma semmai lo spreco dell’O3 inoculato. Si usa una siringa da 10 ml ago da 4 cm 23 G. Si può utilizzare anche l’accesso anteriore con eco guida (necessaria per evitare di bucare l’arteria femorale) e ago da 9 cm 20 G che consente di arrivare con più precisione al femore.

  • Gomito e caviglia: non è utilizzata in modo significativo l’O3 terapia per questo tipo di articolazioni ma, qualora ci si voglia servire di tale tecnica si usano siringhe da 5 ml con aghi da 2,5 cm 25 G.

  1. Infiltrazione peritendinea: I tendini non vanno MAI toccati con gli aghi in quanto si potrebbero causare danni anche non più guaribili. Si può pertanto usare una tecnica simile alla mesoterapia infiltrando il sottocute con aghi da 4 mm 27 G oppure, se si vuole iniettare l’O3 direttamente a sul tendine si usano aghi da 40 mm 25-27 G.

  2. Infiltrazione della colonna vertebrale: Sono diverse a seconda della gravità della condizione del paziente. In sede ambulatoriale si praticano quella trans dermica (nei casi in cui la lombalgia e/o cervicalgia non siano associate alla presenza di discopatie) e quella paravertebrale mentre quelle TAC guidate andrebbero eseguite preferibilmente in struttura ospedaliera

  1. Infiltrazione intraforaminale: avviene sotto guida TAC e nel rispetto assoluto della sterilità (sia relativamente al prelievo del gas con apposite siringhe sterili e filtri antibatterici, e sia alla preparazione asettica della sede di puntura), si accede per via percutanea tramite ago 25 G al forame intervertebrale da cui le radici nervose fuoriescono dal canale vertebrale. Ottenuta la conferma radiologica del corretto posizionamento dell’ago e dopo aver eseguito il test di aspirazione (che scongiuri la puntura accidentale di un vaso sanguineo), si procede alla lenta somministrazione della miscela di gas in volumi e concentrazioni adatte alle condizioni cliniche del paziente e comunque rispettose delle indicazioni delle Linee Guida. La manovra viene eseguita previa anestesia locale della cute con etil-cloruro spray o iniezione di anesteticolocale.

  2. Infiltrazione intradiscale : avviena anche questa sotto guida TAC e nel rispetto assoluto della sterilità. Si accede per via percutanea tramite ago 22G direttamente all’interno del disco intervertebrale; dopo esecuzione della discografia, si procede alla somministrazione della miscela di O3 secondo le modalità sopra riferite. Anche per questa tecnica , si esegue prima un’anestesia locale della cute .

  3. Infiltrazione paravertebrale: E’ la metodica più utilizzata. Un volta individuato palpatorialmente lo spazio intervertebrale da trattare, si procede alla somministrazione della miscela di gas alla distanza di circa due cm. dalla linea mediana delle apofisi spinose. La somministrazione dell’ozono viene eseguita, previo test di aspirazione negativo, lentamente e a diversi livelli di profondità: muscolare e sottocutaneo. Anche in questo caso vanno garantite le norme di sterilità. Non è necessario utilizzare l’anestesia ma è sufficiente un impacco di ghiaccio prima e dopo la somministrazione. Si somministrano mediamente non più di 40 ml di O3 (20 ml per lato) con concentrazioni massime di 20 mg/ml. Si può utilizzare siringa da 10-20 ml con ago da 4 cm 23 G (le dimensioni dell’ago vanno in realtà adattate alla struttura del paziente).

  4. Infiltrazione trans dermica: Si usa un normale ago da mesoterapia da 4 mm 27 G. L’O3 viene iniettato lungo la linea paravertebrale facendo pomfi da 1 ml. Si usano al massimo 40 ml a 20 mg/ml. E’ una tecnica poco utilizzata.

Quando il paziente viene sottoposto a OO per problemi relativi al rachide è bene che cammini alcuni minuti prima di salire in auto, che non stia seduto troppo tempo e che cambi spesso posizione. E’ opportuno praticare un massaggio dopo le infiltrazioni TAC guidate sia per una riduzione del dolore dovuto all’infiltrazione sia per ottenere una maggiore diffusione dell’O3.

Esempi di Infiltrazioni articolari

 

Utilizzo dell’O3 nelle patologie articolari in associazione ad altre terapie

L'O3 non essendo un farmaco non presenta interazione o incompatibilità con altri farmaci già assunti dal paziente anche per via locale e non vi è alcun incremento di eventuali altri effetti collaterali provocati da medicine già assunte dal paziente. Non vi è inoltre incompatibilità con terapie fisiche e terapie motorie che il paziente già segue. L'OO è sicuramente più efficace e comporta un minor numero di sedute specialmente se associata a:

  1. Terapia con Acido Ialuronico (AI): tale terapia si sta dimostrando efficace specialmente sull'osteoartrosi (OA) di qualsiasi grado e su sulla tendinopatia Achillea dove si è verificato anche un danno (tipico delle distorsioni tibiotarsiche). Ovviamente il peso dell'AI andrà ovviamente adattato al grado di OA;

    Terapia con Onde d'urto. L'OO ha sicuramente un forte potere antiflogisitico ma sicuramente non può produrre un effetto di cavitazione come quello delle Onde d'Urto (ODU) in particolare dove sia presente anche una tendinopatia calcifica, come ad esempio nel comunissimo Morbo di Duplay (tendinopatia calcifica della cuffia dei rotatori. E' però meglio non effettuare l'OO nello stesso giorno della terapia con ODU in quanto l'effetto antiflogistico dell'OO verrebbe vanificato dall'effetto irritativo prodotto dall'effetto di cavitazione;

    Terapie motorie/mobilizzazioni/massaggi che non presentano controindicate ma anzi assolutamente indicate anche nel giorno della seduta di OO in quanto la mobilizzazione dell'articolazione comporta una maggior diffusione del gas.

     

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Dr. Marco Moretti

Specialista in Medicina dello Sport

 



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